Roger Waters… quando un filo di voce basta a emozionare…

La Musica è emozione prima di tutto. Una delle arti che arriva più al cuore di tutte, capace di connettersi al cervello umano tramite l’istinto e la sfera emotiva, prima che tramite la tecnica e l’intellettualità.
Tecnica che non manca di certo a Roger Waters e a questa produzione sontuosa… ma decisamente viene in secondo piano rispetto alle emozioni che “Wait For Me” trasmette.

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Le persone riflettono troppo su ciò che devono fare e troppo poco su ciò che devono essere

Perdendomi nella notte
Un altro giorno sta passando,
ed io sono da solo con i miei pensieri come sempre,
dentro l’anima sospesa tra i ricordi e l’infinito
una irrefrenabile voglia di fuggire via,
di respirare forte l’aria.
L’aria che possiamo respirare,
E scambiarci da bocca a bocca.

F. A.

Diario de Cuba… Foto e Racconto numero 22

Non mi chiedete perché era parcheggiato così, fatto sta che il taxi di cui parlavo è questo, visto da altra prospettiva. Si può notare come le finestre siano più quelle di un carro bestiame che per persone. Eppure, oggi è un taxi. Quando sei a Cuba e vedi queste cose tutto sommato sorridi e ti piace fotografare e raccontare; ma poi ti senti subito in colpa di sorridere, raccontare, fotografare… qualcosa che di fatto è un disagio. Forse aiutato dal sorriso dei cubani – che mai danno l’impressione di essere tristi o demotivati – tendo a prendere tutto come positivo. Poi razionalmente mi rendo conto che non sono negativi e arrabbiati solo perché non hanno mai visto niente di diverso. Vorrei ad esempio ricordare che a Cuba internet non è praticamente diffuso, e i pochi “internet point” che ci sono sono dei costosissimi luoghi dove soltanto turisti o cubani finanziati da Occidentali possono andare. Ricordo che il “locutorio” dove andai a Camaguey mi prese 9 dollari l’ora: metà stipendio di un cubano, per pagarsi un’ora di Internet. Voi ci andreste?
Insomma folklore sì, ma ricordiamoci che spesso dietro queste scene “tipiche”, c’è un disagio sociale vero e proprio.

Diario de Cuba – Foto e Racconto numero 21

Taxi Cubano! Un “colectivo”, di quelli che trasportano in maniera piuttosto angusta i lavoratori di Cuba e chiunque in generale voglia salire e spostarsi da una parte e l’altra della città. Siccome a Cuba non c’è un’industria dell’automobile moderna, tutto si aggiusta e si ricicla, facendo sì che anche vecchi carri della campagna siano usati per funzioni sociali, come il trasporto pubblico.
Bisogna rendersi conto che aldilà del folklore ciò a cui assistiamo a Cuba è qualcosa di surreale. I bus definibili turistici ad esempio sono stati forniti dai cinesi, e tutto ciò che si trova sull’isola sembra essere donato da questo o l’altro Paese una tantum. Si vede che non c’è una programmazione industriale, né un piano della mobilità. Non mi sono informato circa le “assicurazioni”, ma per quello che ho visto sono piuttosto sicuro che se si ha un incidente, nel migliore dei casi devi ripararti le cose da solo… Ad ogni modo, un sorriso alla bimba e al ragazzo seduti nel taxi, in una delle soste della giornata, probabilmente in attesa dell’autista. E avanti per la mia strada… alla scoperta dell’unicità di Cuba, passo dopo passo, chilometro per chilometro.

Cuba… Foto e Racconto / 20

Sempre pensando al fatto che ci si possa reputare più o meno ricchi in base a valori economici come “pil” o “grado di industrializzazione”, vorrei capire come si possa reputare più ricca una persona che abita al sesto piano di un palazzo a Tuscolana (Roma), e meno ricco un signore che vive in questa meraviglia tutti i giorni, godendo della natura e degli orizzonti. Le convenzioni stabiliscono che, siccome a Cuba non c’è capitalismo e la proprietà privata come intendiamo noi, quel signore non “possiede” nulla, mentre il tizio che ha quell’appartamento di 100 metri quadrati a Roma è proprietario di un immobile di valore quattrocento mila euro. Eppure a me, quello che ha speso quei soldi per quell’appartamento, e sta impegnando ogni giorno della sua vita per pagare un mutuo bancario, non mi sembra più ricco di quello che non possiede questa bella capanna nella natura ma ci vive godendo quotidianamente delle piccole meraviglia della vita: a me sembra solo più coglione, o, volendo giustificare, più sfortunato ad essere vissuto in una società dove la scelta deve ricadere necessariamente sull’acquisto di un immobile per vivere una vita quantomeno dignitosa e non in mezzo a una strada dimenticato dalla società. Ebbene sì, siamo sfortunati. O coglioni… decidetelo voi.