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Gocce di Luce

Gocce di luce riflettono intorno ai buchi dell’anima,
espressione immersa,
sfere che si allargano,
curve che si inclinano lievemente,
come aghi di pino mossi da un vento d’estate.

Il riflesso di me in quelle sfere,
come anima inglobata,
come cattura riuscita.

Tu che hai le chiavi,
fa si’ che questa luce
rifletta in te tutti i giorni di
sole e vento che ci rimarranno da
vivere.

febbraio 24, 2010 at 5:12 pm Lascia un commento

Ho visto te

Ballavi e ridevi…

sensualità, per una volta sorpasata

da ingenuità

da sorriso

da malizia.

Ho visto te,

ballare disinvolta,

seguire l’aria come il pescatore al tonno,

vedere me con sincertià,

scambiare con me cuore e anima,

correre leggiadri senza bisogni,

sfiorarsi senza toccarsi, guardarsi senza penetrarsi.

insegnami ancora una volta l’amore,

l’amore della leggerezza,

della disinvoltura,

dell’ingenuità,

dell’essere senza avere,

dell’avere senza possedere.

Del cercare trovandosi,

del trovarsi e non lasciarsi.

marzo 4, 2008 at 6:50 pm Lascia un commento

a me preoccupa

che i dottori siano i primi a non volersi operare,

queste macchine impazzite,

questa sinsitra di destra,

questa destra di centro,

questo centro della Chiesa.

A me preoccupa,

queste ragazze senza un perché,

queste ragazze con troppi perché,

questa gente senza semplicità,

mi preoccupa la gente.

mi preoccupa quest’aria irrespirabile,

quando devo tapparmi la bocca perché passa un vecchio diesel,

quando devo chiudere gli occhi perché ho paura.

e questa sporcizia? questa natura distrutta?

senza un giardino, senza posto dove far pisciare il cane.

a me preoccupa:

l’ignoranza,

questi che ti vengono addosso senza un motivo,

che ti aggredisocno senza ascoltarti,

che non chiedono mai scusa,

che sanno tutto loro e mai dicono: avevi ragione.

questi ricchi sfruttatori,

questi poveri soli,

questi normali impoveriti.

preoccupa il matrimonio, la famiglia che non c’è più,

se nessuno fa più un figlio, qualcuno che li faccia toccherà pure farlo venire…

mi preoccupa l’Italia,

mi preoccupa il mio mio paese,

preoccupa il fatto di conoscere gli altri paesi veramente per poter dire: “me ne vado”

preoccupa il luogo comune,

mi preoccupa la parola qualunquismo,

preoccupa sentirmi tale,

preoccupa essere schiacciato tra due cartelloni pubblicitari,

tra due macchine che vogliono passare,

tra due persone che vogliono parlare,

tra due stelle che non si vogliono guardare…

gennaio 15, 2008 at 5:09 pm 2 commenti

A nonnina mia

Colori… Vento… Sole.

Occhi, profondi.

Sorriso, sincero.

Le tue mani nel verde,

nell’acqua limpida,

sui nostri giovani capelli.

Quando una persona lascia di sé queste immagini

legate al senso più puro

e meno artefatto di VITA,

lascia anche dentro di noi

il grande insegnamento del

valore delle piccole cose,

dell’essenziale, dell’umanità.

Cosa lasceremo noi delle nostre vite? che aggettivi?

Successo, carriera, importanza? Forse sogni,

speranze, illusioni, disillusioni.

E tu, invece: soffi, respiri, gambe, piedi,

mani… il tuo rossore del viso,

il tuo pensare agli altri sempre,

la tua mente libera, libera di poter amare;

e cos’è la libertà se non questo?

Nonnina mia, non ho mai

creduto, dal basso della umile

gioventù, in un Dio che ostenta

a farsi sentire nella vita di tutti i giorni.

Ma se davvero ci sei e ci sarai,

sappi che potrai entrare nel mio letto quando vuoi,

poggiarti sulla poltrona della mia auto,

venire con me quando uscirò a inseguire, a mio modo e nel mio differente mondo,

quei valori che trasudano dai fatti e dalla storia della tua persona.

Fatti sentire se ci sarai, non avrò paura di credere,

ma sappi che se non ti vorrai far sentire,

sei dentro di me per sempre…

ti cercherò in quei prati verdi

dove la tua libertà,

corre felice.

nonna-venanzia.jpg

nonnina-mia.jpg

Venanzina Giori, 25 / 11 / 1924 – 01 / 01 / 2008

gennaio 2, 2008 at 11:27 pm 2 commenti

E poi…

Era la nebbia che scendeva, in quel primo pomeriggio di novembre. Tenero il sole aveva abbagliato i miei occhi di sogni, e mi aveva riempito di buoni propositi, quelli che puntualmente non seguo, ma rimangono chiusi nella tortuosa mente. Non sapevo che quella nebbiolina, che per me suonava come la lenta risalita dell’acqua dal suolo, vibrante aria fresca da respirare al colore dei “giorni luminosi”, era il presagio di un pomeriggio invece cupo, bagnato e buio.Triste e malinconico.

Il sole è come una donna ingannevole o un uomo perverso. Ti guarda e ti osserva, la segui ma poi sparisce tra la folla – la donna ingannevole – oppure ti riempie di romanticherie e occhi dolci, per poi voler fare l’amore follemente con te – l’uomo perverso.

Il sole c’è, sta lì, e mi invita alla vita. Mi proietta immagini di altri tempi o di epoche mai vissute. O di quel futuro che cerco ogni giorno, ma che tanto, lo so, non arriverà mai come lo immagino realmente. Sta là, ti fa immaginare con l’erba e i faggi, poi sulla sabbia e i paguri, su conchiglie e pietre muschiose.

Poi, se ne va.

Lasci la malinconia dentro di me, e tante volte vorrei che tu sia davvero dentro di me, capace di illuminare il grigio delle stanze, e i tormenti di un’anima probabilmente condannata dall’esiguità del tempo che la vita mi ha dato a disposizione. Mi tradisci. Te ne vai e volti le spalle. Mandi in polvere i miei propositi, e mi lasci solo, o con l’illusione della musica, o alla ricerca di qualche amico che non verrà mai.

O alla ricerca di una donna da amare, veramente. Non esiste probabilmente. Perché quando la ho avuta, l’ho sempre vista dissolversi e lasciare sensazioni di ingiustizia e malessere. Si bypassa tutto, si va avanti su tutto. Si dà leggerezza alle cose. Ma un sorriso che svanisce è tale e sempre rimarrà. Il mio amore che ti penetrava era il ponte d’amore tra i nostri due corpi. Ho costruito troppi ponti per sopportare ennesimi crolli.

Il sole che se ne va è il nodo della nostra esistenza, è ciò che c’è adesso e non ci sarà domani, di ciò che hai in mano ora, e non hai dopo 10 minuti. E’ insieme sogno e illusione. La stagione focosa dell’amore, delle scopate sette volte al giorno, di lunghe venute e di fontane da ammirare: è l’estate. Quando il sole ti scalda così tanto da far sentire il peso del suo corpo fino alla morbosità. E così arriva inevitabilmente l’autunno, perché se c’è troppo caldo, si cerca riparo e conforto in un posto più fresco. Momento di riflessione, e dell’amore più voluto, della ricerca di un amore diverso, meno passionale ma più ricercato. Questo pomeriggio è per me l’inverno. Dopo l’estate della mattinata, non ci sei già più, e ti ho lasciato dopo l’amore più bello, sul peso dell’egoismo e dell’invidualità. Quanto tocca sacrificare della vita? Forse tutto. Rimaniamo solo noi e le nostre cellule che invecchiano, per fortuna libere di emozionarsi ancora per una buona musica o per una lumaca che si nutre lentamente dell’erba, probabilmente ignara di tutto il mondo che le sta intorno.

Aspetterò la primavera, quando i boccioli rifioriranno, e il caldo sole ricomincerà a splendere per lunghe giornate e ad accompagnarmi per stretti ma impetuosi sentieri d’amore. Come vedi, sole, mi dai ancora illusione. Non mi fai vivere il presente che vivo ma il presente che voglio vivere.

A volte, sento la reale voglia che mi lasci nell’oscurità, libero di trovare il sole dentro di me…

Tratto da un romanzo che non avrà mai luce, perché non ne ha.

F.

novembre 15, 2007 at 2:20 pm 3 commenti

Bacio la mano da te (Halle Berry) toccata… e su cui hai scritto il tuo nome…

halleberrybaciamano.jpg

Halle… meriti una poesia,

su te leggiadria,

sorriso che lambisce la mia mente,

occhi che teneri si fanno gonfi,

e gonfio mi rendi,

della tua bellezza,

cieco mi abbagli,

dell’incanto della tua pelle,

che, lucida,

brilla in una notte di stelle,

e brilli di luce propria.

E’ stato bello poterti guardare,

grazie della tua luce,

è stato bello poter avere la mia mano per 4 secondi sulla tua,

grazie per il tuo calore.

I love u, Halle.

ottobre 26, 2007 at 4:35 pm 1 commento

Fior di stronza

Ma come sei bella…

ti ho dedicato rose,

ti dedico canzoni.

Il valore delle cose,

il tocco dell’anima,

scorre come piscio sul pavimento.

la puzza dell’egocentrismo,

sotto i tuoi petali profumati,

c’è concime di pura cacca,

la falsità e la povertà,

l’insensibilità sinonimo di pena.

troppi si fermano a guardarti senza chiedersi:

ma questo fiore è naturale?

troppi non lasciano dubbi,

troppi ti odorano,

troppi sono silenti.

Un bel “stronza” ci sta,

per svegliarti,

o anche no,

anzi,

solo per dirtelo:

ciao, fior di stronza!

Senza rimpianti,

per fortuna, almeno io,

non ti ho mai dato acqua.

agosto 26, 2007 at 9:56 pm Lascia un commento

… mah!

All’attenzione estiva, oltre gli incendi e gli incidenti stradali (ma dove diavolo stiamo andando? meno male che esistono ancora i sognatori, gli amanti del buuon vivere, i rispettosi, gli studiosi, i lavoratori!), ci sono le notizie di Lele Mora fascista, e il calo di presenze delle “barche grosse” in Sardegna.

Cominciamo dalle barche dei ricconi. Renato Soru ha giustamente messo una tassa in più, per coloro che vogliono girare la Sardegna coi loro immensi barconi (dai 200mila euro ai 5-6 milioni e anche più!) e poggiarsi nelle cale e nei posti che Dio ci ha dato e che dovremmo rispettare con un amore senza limiti.

Bene, questa ridicola tassa è più che altro simbolica, per il prezzo da pagare per l’indubbio inquinamento che le barche causano all’ambiente. MA i RICCONI, quelli finti – quelli che lo sono per grazia di Dio, quelli del concerto a Cala di Volpe a mille euro per fare un esempio, cioè quelli che vogliono mangiare caviale seduti e trattare la musica rock come un gustoso sottofondo da pianobar, quelli del “voglio far rispettare il mio potere”, quelli della camicia bianca col mercedes, con l’abbronzatura e il profumo calvin klein – la tassa non l’hanno mai digerita. Perché la tassa è una cosa da dare ai papponi politici democristiani filo comunisti social democratici liberali…

Il fatto che questi ricchi si lamentano come i sindacalisti della cgil (aiuto), in nome di un diritto operaio a pagare meno e avere qualche diritto in più, porta a galla la linea di principio portata avanti da questa gente – che, ripeto, non è quella che lavora onestamente, quella delle idee imprenditorali e delle rivoluzioni economico-sociali – cioè quella che la tassa è un furto e non va pagata. In verità, l’enorme tassazione italiana per quel che concerne l’Irpef è dovuta proprio al fatto che se non pagano tutti, quei pochi che le pagano devono pagare di più.

Dare tre mila euro per una villeggiatura in Sardegna, per uno che possiede un barcone di 800mila euro, non mi sembra un sacrilegio. Soprattutto perché, come detto, è anche una tassa sull’inquinamento che egli causa. Che la politica ritorni a governare e ad educare la gente, perché così vorrei sapere dove si va (”pronto, ma guarda il mondo stronzo e guarda il suo tramonto: che fine fa?”).

Ad educare ci pensa invece Lele Mora. Innocente, colpevole, quello che volete, non è un personaggio che mi sta simpatico, e anzi a pelle mi dà cattive sensazioni. Questa sua immagine col camicione largo, tutto abbronzato, con quel sorriso stampato… ora accusato all’interno dello scandalo dei ricatti fotografici (la storia di Corona), dichiara che è e si è sempre sentito un fascista.

Bene, la storia riconosce a Mussolini un iniziale proposito positivo per l’Italia, e alcune sue opere le abbiamo oggi come eredità… ma poi la storia ci racconta come questo personaggio abbia buttato l’Italia in mani oscure, che sono più o meno responsabili dell’inevitabile declino del Paese che ha dominato l’Europa e anche porzioni di mondo per secoli… culturalmente e non solo. Mora ha la statua in giardino di Mussolini… che carino. Crede nell’ideale fascista… caruccio. Visto che ci crede, gli consigliamo di andare a salutare Priebke che tanto non sta più in galera, e stringere le mani a una vera Ss, come fecero i generali fascisti in quella tremenda seconda guerra mondiale, o, se preferisce, può muorire per “la patria”, come Mussolini professava. Chissà che conoscendo Priebke di persona, proponga di prendere il suo calco e farne un’altra statua nel suo giardino!

agosto 20, 2007 at 5:59 pm Lascia un commento

Agosto tra casa e dintorni

Ci sono parecchi “arretrati” sul blog, parecchie cose da raccontare, ma d’altronde quando ci sono molti episodi che rimangono indietro significa che si sono vissute le giornate intensamente… e meno male. Il bello è che quest’anno non sono partito, e ho deciso di godere della tranquillità e della beatitudine della mia Roma, che ad agosto sbrilluccica di solitudine e silenzio.

Nella mia mente c’è qualche bella festa fatta tra attici e ville, c’è qualche uscita trasteverina e qualcun’altra a Ostia, c’è Castel Sant’Angelo, qualche piacevole ritrovo casalingo, passeggiate con i cagnetti, qualche bevutina e qualche mangiatina alla brace. Oggi è venuto Daniele a casa, siam stati sdraiati in giardino a bere e mangiucchiare, e suonato un po’ di chitarra. Grazie mille per il bellissimo cappellino e le due collanine tunisine!

E poi…

E poi ci sei tu…
indescrivibile da essere scritta…
segreta nel mio cuore… fissa davanti ai miei occhi…
sei brivido, sei sorpresa,
ma sei calore, sei affetto, sei unione.
L’abbraccio ci scalda,
lo spirito ci unisce,
gli occhi ci definiscono.
La mente tace,
noi piccoli ingenui,
passeggeri di questo enorme spazio,
dove ci muoviamo di fretta,
ma tanto, prima o poi, qualche volta,
tocca soffermarsi.
Puntini che si avvicinano,
al centro del nostro mondo,
ci sentiamo,
ci consoliamo,
ci rinfreschiamo,
ci dissetiamo,
ci resistiamo…
senza tempo.

agosto 17, 2007 at 12:41 am Lascia un commento

Sfumature…

Tutto sfuma…

il cielo dal blu all’azzurrino,

il sole dal giallo all’arancio,

il tuo sorriso sfuma dalla gioia,

all’amarezza,

il mio dalla voglia di vederti,

e dalla tristezza di lasciarti.

Bianco o nero,

non vi voglio,

sintomo dei popoli,

causa elle religioni,

uniche vie da seguire,

costrizioni,

via, via via.

Voglio la sfumatura,

la possibilità di vedere più cose in una cosa sola.

Perché tu sei amore, ma sei anche odio,

sei passione, ma sei anche abbattimento.

Quello che per me è verde per te è blu,

bellezza di una sensibilità da cercare,

da seguire,

nel rispetto degli altri,

e nella certezza di sé stessi.

E tu, che dal faggio cali,

riempi le foglie di vita,

i visi di luce,

il mio sorriso ricambia la tua vita,

sole che cambi,

che cresci e che poi cali,

emblema di una vita che scorre tra pochi alti e molti bassi,

ma che val pur la pena di vivere,

sempre,

in tutte le sue sfumature.

agosto 10, 2007 at 8:44 pm 2 commenti

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