Ma non ti basta la memoria per essere triste?
febbraio 21, 2012 at 6:39 pm Lascia un commento
Un giovane, preso dall’entusiasmo della sua vita comoda e senza fatiche, esclama e scalcia sassi per strada.
Mi avvicino, voglio sentire la sua voce. Il suo suono, non tanto quello che dice. Per capire se è buono.
E’ un buono d’animo.
Urla e grida, manipola i suoi braccialetti, e cerca con los guardo qualcuno.
“Che hai?” – gli chiedo.
“Questi giovani! Ma non li vedi! Sono tutti tristi! Ma cazzo, sei giovane e già sei vecchio! Ma cantate, ballate, fate qualcosa di bello!”
“Che intendi per qualcosa di bello?”
“Certo qualcosa che non sia quello che ascolto oggi e quello che vedo oggi, persino dai giovani.”
Lo ascolto, confesso che sono interessato a questo fiume di energia. Non lo critico affatto.
Presto, però continuando a conversare, capisco che dietro questa sua rabbia c’è l’ignoranza. Non in senso negativo, l’ignoranza da ignorare, non sapere. Infatti, gli dico:
“Il problema è che oggi a una età che tu definisci giovane, si può già arrivare a delle verità che prima o si vivevano in prima persona o altrimenti non le avresti mai sapute. Un giovane oggi sa di Shoah, come di Comunismo. Riflette sulle risorse del Pianeta, riflette sul perché sua zia ha sei case di proprietà mentre un’altra famiglia deve pagare l’affitto a vita e non avere il tempo di andare a teatro se non du o tre volte nella vita. La tua felicità, il tuo grido, è puramente egoista”.
“Egoista?”
“Certo, poiché tu critichi chi è triste, chi canta della tristezza e della malinconia, e inciti a chissà quale ostantata gioia. Eppure nel mentre che parliamo altri esseri viventi, non soltanto umani, stanno soffrendo e morendo ingiustamente”
“E io che posso fare?”
“Ascoltare. Ascolta quelle voci. Vedrai che purtrppo sarai triste anche tu”
” E perché devo essere triste?”
“Perché è la condizione umana necessaria. dietro di te e attorno a te c’è troppa sofferenza per ridere. Puoi pure non guardare… ma è difficile che non vedi”.
Continuando a scalciare, se ne va… e mi insulta.
Allontanatosi, esclamo: “Ma non ti basta la memoria per ssere triste?”
in quel momento, sul pavimento, un San Pietrino marchiato, con data di nascita e morte di un ragazzo di 25 anni trucidato durante il fascismo, prende luce come segno di quale che sia destino.
Il ricordo, la memoria.
Unica via, per capire, per rispettare.
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