Ma come hai fatto prima a vivere senza tramonto
maggio 6, 2008 at 7:32 pm 1 commento
Seduto sulla soglia del mare… aspetto la fine della giornata. I miei occhi si facevano corrugati, nello sforzo di cogliere le sfumature dell’immenso sole che scendeva. L’aria cambiava, l’umidità dell’aria saliva, e mi accorgevo di come il giorno stesse andando, e la notte stesse cominciando.
I pensieri volano, e volano arcaici. Chissà cosa poteva significare Seicento anni fa questo momento. Quando tutti si barricavano nella loro baracca per l’arrivo del buio. Il buio vero, quello che noi non conosciamo.
E ora qui, tra un ciglio di scoglio e una battigia salina dolcemente profumata. Quell’umidità a cui rispondo con una lampo di felpa, e quei colori che misteriosamente si trasformano in cielo, destando la mia curiosità e attenzione. Mai paura, ma entusiasmo e voglia di scoprire.
Nel mondo dove “tutto è scontato”, i pensieri vanno al sorriso della ragazza di 5 giorni fa, al quale rispondo ancora con nostalgia e malinconia. Quel tramonto che riporta alla terra, al suo valore, distrugge tutto ciò che noi creiamo nella società. Penso a quegli stupidi esami, o quegli stronzi orari di lavoro. Il “dio danaro”, il” diavolo successo”, coloro che rovinano l’anima pura delle persone.
Quelle sfumature che mi hanno permesso di abbandonare la nave per la mia sciluppa di salvataggio. Abbandono la sicura nave della società sicura, mi butto nella mia barchetta dove devo essere io a remare. Stanco di persone parassite, ignobile la visione di coloro che danno un NO come se fosse un Si. La freddezza dell’essere preso dalle proprie cose, l’inutilità dello stare chiusi in casa perché “devo fare questo”.
Corro così…
nei miei pensieri…
Un signore coi baffoni mi sveglia, toccandomi sulla spalla dolcemente.
Io lo guardo bene… “ehy signore”. “Ragazzo, rieccoti qua”.
Lo incontrai a fine Settembre. Era la stagione estiva che finiva, e parlammo – stimolato dalle sue domande sul come un ragazzo stesse passeggiando su quella sabbia dove ormai non passavano altro che vecchi bisognosi di iodio – di come ormai si sia perso il valore di ogni cosa, e di come un giovane con legami profondi alle radici sia destinato a esser solo.
Lo guardo “il signore”. “Come sta!” – gli chiedo – “Di nuovo qui… Ma come fa a ricordarsi di me!” – aggiungo.
“Non solo ti ricordo, ma ti aspettavo” – mi risponde.
“Mi aspettava?”
“Tutte le sere son passato qui da aprile ad ora, perché sapevo che saresti tornato qui in questo periodo”
“Come faceva a saperlo”?
“C’era scritto nei tuoi occhi. E una cosa che leggi te la ricordi sempre, come un titolo di giornale o una notizia, no?”
“Che bello il mare…e questa aria… sto leggendo in queste sfumatore – che ora, guardi, si fanno viola! – che ciò che sono e ciò che faccio nella vita è inutilità, se non scorgo quotidianamente il sapore e il significato vero della vita”
“Oggi i tramonto è buono solo per una cartolina. Bisogna essere coerenti col sole che ti saluta. Bisogna abbracciarlo con coerenza, bisogna dirgli: io non sto facendo niente per ucciderti”
“Mi fai sentire male così… scusami se ti do del tu… sarà che con queste parole sembri la mia coscienza”.
“Non sono la tua coscienza, ma non puoi essere qui a inneggiare alla vita se poi non parti da te stesso per non distruggerla e far sì che continui. La terra, e il sole, è come un amore. Lui ti da qualcosa, te devi contraccambiare con tutte le energie possibili”
“Hai toccato un tasto dolente… non sai quante volte mi sono sentito io il sole…”
“Appunto, non farlo sentire triste, come ti vedo ora adesso… voltati e guarda come ci sta salutando… è ormai uno spicchietto…”
“ahhh….”
Il silenzio. Due, tre quattro minuti. Il signore si era allontanato da me, io mi ero immerso nei colori del sole che se ne andava.
“Signore! dove va!”
“Ragazzo! ma ti sei chiesto come hai fatto prima a vivere senza tramonto!?”
Mi alzo e vado nell’altra direzione. Penso alla mia solitudine, a ciò per la quale sono condannato, alla sensibilità che mi rende inconciliabile con gli altri, a quello spirito che da e che vuole sempre un abbraccio in cambio, a quello spirito di affetto e amore che purtroppo non leggo più nelle persone che incontro.
Ma…
ma come…
come ho fatto… prima… a vivere senza tramonto……..

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1.
teresa | aprile 16, 2011 alle 7:08 am
bellissimo e profondo. Grazie